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Sopravvivenza

Il primo anno da arbitro: cosa non ti dicono al corso

Le prime dieci partite, gli errori inevitabili, la gestione delle panchine e il momento in cui capisci se continuare.

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Al corso ti insegnano il regolamento e la tecnica. Nessuno ti prepara alla sensazione della prima domenica, quando ti accorgi che sei l'unica persona sul campo che non ha una squadra dalla propria parte.

Le prime dieci partite

Sbaglierai. Non «potresti sbagliare»: sbaglierai, e più di una volta a partita. È strutturale, non è un tuo difetto — vedi l'azione una volta sola, da un angolo solo, alla velocità reale. La differenza tra chi cresce e chi molla non sta nel numero di errori, sta in cosa ci fa dopo.

Un consiglio concreto: la sera stessa, mentre hai ancora la partita in testa, scrivi due righe su due episodi. Uno che hai gestito bene e uno che rifaresti diversamente. Dopo dieci partite hai un quaderno che vale più di dieci lezioni.

La cosa che ti mette più in difficoltà non è il regolamento

È la panchina. Nelle categorie giovanili trovi allenatori competenti e genitori che urlano, spesso a due metri dalla linea. La tentazione, quando hai diciassette anni, è una di queste due: fare finta di non sentire, oppure reagire di scatto. Entrambe peggiorano la situazione.

La terza via è noiosa e funziona: avvicinati, guardalo in faccia, digli con calma che deve smetterla, e vai via senza aspettare la risposta. Il novanta per cento dei casi finisce lì. Per il restante dieci per cento esistono gli strumenti formali, e vanno usati senza esitare — ma solo dopo aver provato la via breve.

Il tutor serve, usalo

Nelle prime gare c'è qualcuno della sezione che ti segue. Non è un esaminatore: è la persona che ha già sbagliato tutto quello che stai per sbagliare tu. Fagli domande specifiche, non generiche. «Come sono andato?» non produce nulla; «al ventesimo del secondo tempo, sul contatto in area, cosa avresti visto tu da fuori?» produce mezz'ora di conversazione utile.

La preparazione fisica non è un dettaglio

Un arbitro fuori posizione prende la decisione giusta solo per fortuna. Se arrivi a venti metri dall'azione, stai indovinando. Correre non ti rende un arbitro migliore in senso tecnico, ma ti mette nel punto da cui la decisione giusta si vede: è la cosa più sottovalutata da chi si iscrive avendo già il regolamento in tasca.

Il momento della verità

Arriva di solito tra novembre e gennaio: una partita finita male, un dirigente aggressivo, il pomeriggio della domenica bruciato, la sensazione di non essere adatto. Quasi tutti quelli che oggi arbitrano in categorie alte hanno avuto quella domenica lì.

L'unica cosa che aiuta è non decidere a caldo. Vai in sezione il martedì, raccontalo a chi ci è passato, e poi decidi. Se dopo tre partite la sensazione resta, smettere è una scelta legittima e non c'è niente di male. Ma non lasciare che a decidere sia un allenatore di provincia che urlava.

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