È la decisione che, sbagliata, rovina una partita in entrambe le direzioni: un rosso di troppo la svuota, un rosso non dato la falsa. E si prende in meno di due secondi, spesso correndo.
Prima domanda: l'occasione era davvero limpida?
Non basta che l'attaccante fosse messo bene. Gli elementi da pesare insieme sono quattro:
- La distanza dalla porta. Non è una soglia fissa: trenta metri con la porta sguarnita pesano più di quindici con due difensori in copertura.
- La direzione generale dell'azione. Un attaccante che va verso la bandierina non sta andando verso la porta, per quanto vicino sia.
- La probabilità di mantenere o guadagnare il controllo del pallone. Un pallone lungo che sta uscendo non è un'occasione.
- Posizione e numero dei difendenti. Ce n'è uno solo tra l'attaccante e il portiere, o ne stanno rientrando altri tre?
Seconda domanda: dove è avvenuto il fallo?
Fuori dall'area il ragionamento finisce qui: azione interrotta in modo scorretto, occasione limpida cancellata, provvedimento massimo. Dentro l'area cambia tutto, e non per indulgenza: perché la squadra che ha subito il fallo riceve comunque un'occasione da gol, il calcio di rigore. Punire allo stesso modo significherebbe punire due volte lo stesso episodio.
Terza domanda: il difendente stava giocando il pallone?
È il discrimine dentro l'area. Se il fallo nasce da un tentativo autentico di prendere il pallone o di contenderlo — un'entrata in scivolata arrivata tardi, un contatto in una contesa — la sanzione disciplinare si attenua. Se invece il difendente ha trattenuto la maglia, spinto, strattonato, o si è trovato in una posizione da cui non aveva alcuna possibilità di arrivare sul pallone, allora non stava giocando: stava solo fermando un'azione. In quel caso il rigore non salva nessuno.
La domanda operativa non è «quanto è stato duro?», ma «stava provando a prendere il pallone?». Il grado di violenza appartiene a un'altra valutazione.
Il caso della mano
Il braccio che cancella una rete o un'occasione limpida segue una logica sua. Se il gesto è voluto, la valutazione è la più severa possibile ovunque avvenga, con l'unica eccezione del portiere dentro la propria area. Se il contatto è involontario e viene comunque assegnato il rigore, si scende di un gradino.
E se lascio proseguire?
Il vantaggio non cancella il provvedimento, lo rinvia alla prima interruzione. Con una sola eccezione, che vale la pena tenere a mente: se la squadra colpita segna comunque grazie al vantaggio applicato, il conto è chiuso e non resta nulla da sanzionare. È la regola che premia chi ha il coraggio di non fischiare.