Regola18
Gestione dei conflitti

Proteste e capannelli: perché parla solo il capitano

Le linee guida sul dialogo riservato ai capitani, come si applicano in pratica e cosa fare quando non bastano.

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La scena è sempre la stessa: decisione contestata, sei calciatori che convergono di corsa, l'arbitro che indietreggia mentre parla con tre persone contemporaneamente e non risponde a nessuna. Dura quaranta secondi, non produce nulla e in televisione è la peggior pubblicità possibile per lo sport.

Il principio

Dopo un episodio importante, solo un calciatore per squadra — normalmente il capitano — può avvicinarsi all'arbitro, e deve farlo con rispetto. In cambio, l'arbitro spiega la decisione. È uno scambio: attenzione contro compostezza.

Attenzione a cosa non significa. Non significa che i calciatori non possano più parlare con l'arbitro: le interazioni normali restano consentite e sono anzi utili, perché prevengono le frustrazioni. Il vincolo riguarda i momenti caldi, quelli in cui si formano i capannelli.

Il capitano ha un compito, non un privilegio

La fascia non dà diritti speciali. Dà una responsabilità: tenere lontani i compagni e non interferire nel dialogo con l'arbitro. Un capitano che protesta contestando la decisione viene ammonito esattamente come chiunque altro.

Se il capitano è il portiere, va designato prima della gara — entro il sorteggio — un altro calciatore incaricato di avvicinarsi al suo posto. O l'uno o l'altro, mai entrambi. Se quel designato esce o viene espulso, se ne indica un altro.

Gli strumenti pratici

La versione con la zona

Per il calcio giovanile, i veterani, il calcio per disabili e il calcio di base è prevista una variante più esplicita: l'arbitro fischia, incrocia le braccia sopra la testa e poi le apre in un gesto di allontanamento. Da quel momento si crea intorno a lui un'area riservata di quattro metri in cui può entrare solo il capitano, riconoscibile dalla fascia. Chi vi entra senza titolo viene ammonito per dissenso.

Verso quando

Oggi l'adozione è a discrezione degli organizzatori delle competizioni, ma la direzione è segnata: le linee guida diventeranno un protocollo obbligatorio per tutte le competizioni che inizieranno dal 1° luglio 2027. Vale la pena abituarsi adesso, perché la parte difficile non è la regola: è costruire l'abitudine, in te e nelle squadre che dirigi.

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