Il vantaggio è lo strumento che distingue un arbitro che dirige da uno che fischia. È anche quello che, usato male, produce i disastri più clamorosi.
Che cos'è davvero
Non è «lasciar correre». È una decisione presa, comunicata con un gesto preciso, e sottoposta a verifica: se il beneficio previsto non si concretizza nell'immediatezza o entro pochi secondi, torni indietro e punisci l'infrazione originaria. Il vantaggio ha una finestra breve, e chi la allunga a quindici secondi ha semplicemente rinunciato a fischiare.
I quattro criteri prima di alzare le braccia
- Gravità dell'infrazione. Più è grave, meno ha senso lasciar proseguire.
- Posizione sul campo. Un vantaggio a trenta metri dalla porta avversaria vale poco; a otto metri vale tutto.
- Possibilità di un'azione pericolosa immediata. Non «la squadra ha ancora il pallone», ma «la squadra sta per fare male».
- Atmosfera della partita. In una gara nervosa, il vantaggio non concesso è una benzina in meno.
Quando il vantaggio è vietato
Ci sono tre situazioni in cui non va applicato: grave fallo di gioco, condotta violenta e infrazione da seconda ammonizione. L'unica eccezione è che esista una chiara opportunità di segnare — e in quel caso l'espulsione arriva comunque, alla prima interruzione.
C'è però una precisazione che salva molte gare: se il calciatore che dovresti espellere continua a giocare il pallone o a interferire con un avversario, interrompi subito. Non puoi lasciare in campo qualcuno che stai per espellere mentre continua a influenzare l'azione.
I cartellini rinviati
Il provvedimento non sparisce: si mostra alla prima interruzione. Ci sono due sole modulazioni da ricordare, e sono simmetriche:
- Chi ha negato un'evidente opportunità di segnare e subisce il vantaggio scende all'ammonizione. Ma se la squadra colpita segna comunque, non resta nulla da sanzionare: il conto è chiuso.
- Chi ha interrotto un'azione promettente e subisce il vantaggio non viene ammonito affatto.
La comunicazione
Il gesto va fatto in modo visibile e va accompagnato dalla voce. «Vai, vantaggio» detto ad alta voce spegne il novanta per cento delle proteste di chi ha subito il fallo, perché sa di essere stato visto. L'arbitro che applica il vantaggio in silenzio ottiene lo stesso risultato tecnico e un capannello in più.
Il vantaggio non applicato costa una ripartenza. Il vantaggio applicato male costa la fiducia di una squadra per il resto della partita. Nel dubbio, all'inizio della carriera, fischia.