Metà delle polemiche sul VAR nasce da un equivoco: si pensa che serva a rivedere tutto. Non è così, e il perimetro è molto più stretto di quanto la maggior parte del pubblico creda.
Le sole situazioni riesaminabili
- Rete segnata o non segnata. Inclusi gli episodi che l'hanno preceduta all'interno della stessa azione.
- Calcio di rigore assegnato o non assegnato.
- Espulsione diretta. Non la seconda ammonizione, salvo il caso in cui sia stata comminata a un calciatore chiaramente sbagliato.
- Scambio d'identità, quando l'arbitro sanziona il calciatore sbagliato.
Alcune competizioni possono aggiungere una quinta ipotesi facoltativa, il calcio d'angolo assegnato in modo palesemente errato, ma solo se la correzione è immediata e non ritarda la ripresa del gioco.
Tutto il resto — un fallo a centrocampo, un'ammonizione discutibile, una rimessa laterale — non è materia da VAR, per quanto evidente possa sembrare l'errore.
La soglia: errore chiaro ed evidente
Il VAR non interviene per suggerire una decisione migliore. Interviene per correggere un errore chiaro ed evidente, oppure per segnalare un episodio grave che l'arbitro non ha proprio visto. Se l'episodio è opinabile — cioè se due arbitri competenti potrebbero decidere diversamente guardando lo stesso filmato — la decisione presa in campo resta.
È il punto che genera più frustrazione nel pubblico, ed è anche quello che tiene in piedi il sistema: se il VAR intervenisse su ogni episodio discutibile, l'arbitro in campo diventerebbe un passacarte e ogni azione finirebbe al monitor.
Perché l'arbitro deve comunque decidere
Tranne che per un episodio grave non visto, l'arbitro deve sempre prendere una decisione, inclusa la decisione di non punire. Non può astenersi aspettando il VAR. Quella decisione poi cambia solo se è chiaramente sbagliata. Serve a mantenere il baricentro del giudizio in campo, non in una sala video.
Dopo la ripresa del gioco
Una volta che il gioco è ripreso, la finestra si chiude quasi del tutto: restano riesaminabili solo il caso di identità sbagliata e le condotte più gravi — violenza, sputo, morso, linguaggio gravemente offensivo. Tutto il resto è consolidato.
I gesti da riconoscere in televisione
- Dito sull'auricolare, altro braccio esteso: è un controllo in corso, non necessariamente una revisione.
- Rettangolo disegnato con le mani: l'arbitro sta annunciando una revisione o l'ha appena conclusa.
E un dettaglio che pochi conoscono: un calciatore o un dirigente che entra nell'area di revisione viene ammonito, chi entra nella sala operativa video viene espulso.